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Cile

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Il vino cileno non è solo Carmenère

Fra i paesi del nuovo mondo il Cile vanta oggi una produzione di vino di tutto rispetto. La vite fu introdotta dai colonizzatori europei, ma si è trattato di produzioni amatoriali almeno fino al XX secolo. Il paese ha condizioni invidiabili dal punto di vista climatico e territoriale, ma è solo dopo la fine della dittatura che l’industria del vino in Cile ha potuto svilupparsi in maniera interessante. Negli ultimi 30 anni tuttavia ci sono stati investimenti ingenti che hanno portato il vino cileno sulla scena internazionale. 

Il vigneto cileno si sviluppa fra l’Oceano Pacifico e la catena delle Ande: una striscia lunga 900 km e larga meno di 100 km. Generalmente il clima è mite, di tipo mediterraneo, più freddo nelle regioni meridionali e più caldo in quelle a nord presso l’equatore. Le varietà di uva più coltivate sono quelle francesi. I vitigni a bacca nera più coltivati sono Cabernet sauvignon, Merlot, Carmenère, Syrah, in parte anche Pinot nero. È coltivato anche il Paìs, ma solo per la produzione di vino sfuso o da distillare. Fra quelli a bacca bianca dominano Chardonnay e Sauvignon blanc.  Se c’è un vino cileno originale è quello prodotto con Carmenère, varietà di origine bordolese e riscontrabile raramente nei vini in una percentuale irrisoria. Qui il Carmenère è spesso vinificato in purezza e dà vini corposi ed eleganti. Ad oggi il sistema di denominazioni fa riferimento alle varie regioni vitate, con sempre in etichetta l’indicazione varietale.

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